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domenica 11 settembre 2011

Domenica di settembre dei Malavoglia...

La sera era triste e fredda; di tanto in tanto soffiava un buffo di tramontana, e faceva piovere una spruzzatina d'acqua fina e cheta: una di quelle sere in cui, quando si ha la barca al sicuro, colla pancia all'asciutto sulla sabbia, si gode a vedersi fumare la pentola dinanzi, col marmocchio fra le gambe, e sentire le ciabatte della donna per la casa, dietro le spalle. I fannulloni preferivano godersi all'osteria quella domenica che prometteve di durare anche il lunedì, e fin gli stipiti erano allegri della fiamma del focolare, tanto che lo zio Santoro, messo lì fuori colla mano stesa e il mento mento sui ginocchi, s'era tirato un pò in qua, per scaldarsi la schiena anche lui.
Giovanni Verga

giovedì 8 settembre 2011

I Malavoglia

I Malavoglia è il titolo del romanzo più famoso di Giovanni Verga, diventato un testo obbligatorio per l'educazione scolastica è attuale anche per chi ama i classici della nostra letteratura.
La trama
Ambientato ad Arci Trezza (vicino Catania) ,tra il 1863 e il 1878, narra in quindici capitoli la vicenda di una famiglia di pescatori, composta da padron 'Ntoni, il nonno, dal figlio Bastianazzo, marito di Maruzza, della La Longa, e dai cinque nipoti 'Ntoni, Luca, Mena, Alessi e Lia (la famiglia Malavoglia). Per migliorare le condizioni economiche della famiglia, padron 'Ntoni compra un carico di lupini da rivendere in città e si indebita con zio Crocifisso (l'usuraio del paese). Ma la "Provvidenza", la barca che trasporta il carico naufraga: Bastianazzo muore e i lupini vanno perduti.
Da questa disgrazia deriva una serie di sventure: sfuma il fidanzamento di Mena con Brasi Cipolla, figlio di un ricco proprietario terriero; Luca muore durante la battaglia di Lissa (3° guerra d'Indipendenza nel 1866); La "Provvidenza" naufraga nuovamente.
Per pagare il debito padron' Ntoni cede la casa del "nespolo" (detta così per un albero di nespole che si trova nel cortile) e la famiglia va in affitto nella casa del macellaio. Intanto Maruzza muore di colera e il giovane 'Ntoni affascinato (durante il servizio militare) dal lusso e dal "progresso" della città di Napoli va a cercare fortuna a Trieste. Ritornato più povero di prima, comincia a predicare l'uguaglianza sociale izzato da don Franco (un replicano rivoluzionario), e a frequentare l'osteria della Santuzza, in combriccola con i peggiori tipi del paese, Rocco Spatu e Cinghialetta. Intanto il brigadiere don Michele corteggia la giovane Lia. una notte 'Ntoni, sorpreso nel contrabbando di sigarette, accoltella don Michele ed è condannato a cinque anni di carcere. Lia scappa dal paese e si darà alla prostituzione a Catania. Mena, disonorata dalla sorella, rinuncia a sposare compare Alfio.
Padron 'Ntoni muore in ospedale ucciso dalla fatica e dal dolore. Solo alessi, continuando il lavoro del nonno, riesce a riscattare la casa del "nespolo" e a sposare Nunziata, una compagna d'infanzia. Uscito dal carcere 'Ntoni ritorna nella casa paterna. Ma poichè si è ribellato a quel destino e a violato le norme morali della famiglia, capisce di essere uno sradicato e, dopo l'ultimo addio, riparte per sempre.

domenica 28 agosto 2011

Massime del giorno prima
La stella cadente è il buon Dio che perde i capelli.
Anonimo

domenica 21 agosto 2011

Massime del giorno prima
I più bei versi d'amore
non servono a conquistare una donna,
ma a fasciare cioccolatini.
Fabio Fazio

lunedì 8 agosto 2011

Cuore

Il libro "Cuore" è un romanzo scritto da Edmondo De Amicis. Fu un grande successo, tanto che De Amicis divenne lo scrittore più letto d'Italia. L'ambientazione è la Torino dell'indomani dell'unità d'Italia e più precisamente tra il 1878 (anno d'incoronazione del Re Umberto I) ed il 1886 (anno della pubblicazione), il testo ha il chiaro scopo di insegnare ai giovani cittadini del Regno le virtù civili, ossia l'amore per la patria, il risoetto delle autorità e per i genitori, lo spirito di sacrificio, l'eroismo, la carità, la pietà, l'obbedienza e la sopportazione delle disgrazie.

venerdì 24 giugno 2011

Le favole di Esopo

L'usignolo e lo sparviero
Posato su un'altra quercia, un usignolo, secondo il suo solito, cantava. Lo scorse uno sparviero a corto di cibo, gli piombò addosso e se lo portò via. Mentre stava per ucciderlo lo pregava di lasciarlo andare, dicendo che esso non bastava a riempire lo stomaco di uno sparviero: doveva rivolgersi a qualche uccello più grosso, se aveva bisogno di mangiare. Ma l'altro lo interruppe, dicendo:"Bello sciocco sarei, se lasciassi andare il pasto che ho quì pronto tra le mani, per correr dietro a quello che non si vede ancora!".
Così anche tra gli uomini, stolti sono coloro che, nella speranza di beni maggiori, si lasciano sfuggire quello che hanno in mano.

domenica 19 giugno 2011

Massima del giorno prima
Quando l'amico vi confida il suo pensiero,
non temete di dire no,
nè trattenete il vostro sì.
K. Gibran